Il video più lungo (o di come la tv non sa più come reagire)
by Lorenzo Viscanti on October 31st, 2008
Come avrete letto, alcuni giorni fa Youtube ha rilasciato un sistema che permette agli utenti di inserire link più precisi ai video, tenendo in considerazione l’istante in cui deve cominciare la riproduzione delle immagini.
Questa funzionalità non sembra portare grandi novità all’interno del panorama del video online, ma invece è testimonianza di un cambiamento che sta avvenendo in questo settore.
La diffusione del video su internet è ancora in rapida crescita, verso il 2012 avrà praticamente raggiunto la televisione, esaurendo la sua espansione. In questo cammino le modalità di fruizione del video cambieranno ad una velocità altrettanto rapida.
La prima caratteristica dei video consumati attraverso la Rete è la brevità: già il modello a hyperlink del web favorisce il passaggio rapido da un contenuto all’altro, e il video si è diffuso seguendo questo pattern. Contenuti brevi, consumati in rapida sequenza, muovendosi anche grazie alle funzionalità related search offerte dai siti; la banda ancora limitata è probabilmente un altra ragione della brevità dei contenuti video.
In questi giorni compie un anno hulu.com, il sito di Nbc-Fox che mette online a disposizione (degli utenti US o di coloro che hanno imparato qualche trucchetto) una library enorme di contenuti televisivi; il mese di settembre è stato trionfale per hulu, che si posiziona saldamente al sesto posto nella clasifica dei siti video.
I contenuti messi a disposizione da hulu presentano però una differenza sostanziale con quanto troviamo su youtube: la durata, appunto. Se teniamo conto di questo fattore dobbiamo riconsiderare la classifica, giudicando eccezionale il successo di hulu (in termini di tempo speso sul sito, una metrica fondamentale dell’economia dell’attenzione).
Proprio partendo dal successo di hulu cominciano a diffondersi sulla Rete video di durata maggiore: in un anno i video pubblicati su blip.tv sono passati da una durata media compresa tra i tre e i cinque minuti a circa sei. Anche i giornali online hanno cominciato a pubblicare mini-documentari, con una durata compresa tra i tre e i sette minuti nel caso del Wall Street Journal.
Impensabile fino a pochi mesi fa per quella che era considerata la durata media della capacità di attenzione davanti alla Rete. Vedere un video seduti alla scrivania è indubbiamente meno invitante che vederlo comodamente seduti sul divano di fronte ad un grande schermo, dove si gode di una qualità delle immagini ancora nettamente superiore.
Proprio la nuova feature di Youtube ci permette di capire che il comportamento dell’utente, da un lato più propenso ad una maggior durata, è ancora legato ad una navigazione veloce tra i contenuti, saltando da un video all’altro, con l’aiuto delle ricche interfacce dei siti.
Come la televisione forza l’utente a consumare completamente i contenuti (limitati nei telegiornali a poche decine di secondi per evitare una perdita di ritmo eccessiva – e il conseguente zapping), così il video online è più simile ad un giornale stampato: è chi legge che decide quanto spingersi avanti, a seconda dell’interesse suscitato in lui. In ogni caso il passaggio ad un nuovo contenuto non è una continuazione dell’esperienza, senza rappresentare un tasso di abbandono.
Su un assunto apposto si basa il modello dell’interruption marketing, alla base della pubblicità televisiva, che non può prescindere da un flusso monolitico di contenuti.
Se ne avessimo ancora bisogno, questa è l’ennesima prova della difficoltà in cu si trova il broadcaster per eccellenza del ventesimo secolo, la televisione.


