Che cos’è un social network?

by tobia on November 25th, 2008

Parlando con amici a volte può capitare di inflazionare usando gergo specifico del nostro ambiente di lavoro. Nel mio caso parlo spesso di community e social network che, benchè siano utilizzati da sempre più persone, non sempre hanno un significato univoco specie se destinatario e ricevente della comunicazione possiedono una diversa esperienza in ambito web.

Per chiarire è come la famosa definizione di web 2.0 dove ognuno ha la sua e vi è anche chi non ne conferma l’esistenza e chi ancora è già andato al web4.0 senza passare dal via, per i meno internettofoni è come il concetto di caffè nel mondo, ogni paese ha il suo modo di farlo.

Cercherò anche se in maniera incompleta di fornire un definizione univoca per poter circoscrivere per quanto possibile il fenomeno.

Consultando Wikipedia:

Una rete sociale (spesso si usa il termine inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali…

In ambito web la gestione della propria rete sociale è affidata ad una serie di strumenti accessibili sia lato desktop attraverso software di comunicazione come Skype, Messenger, Pidgin, Bonjour, sia lato browser, chat, forum e in generale tutti i siti che permettono agli utenti di connettersi e comunicare fra di loro.

Come ben mi ha insegnato Giovanna Cosenza (la mia professoressa di semiotica dei nuovi media ), tutti questi strumenti si possono considerare ambienti, l’ambiente chat, l’ambiente forum, l’ambiente di messaggistica istantanea e così via. In fondo quando ci si trova in una chat è come trovarsi in una stanza con altre persone a chiaccherare, non a caso la metafora delle stanze veniva utilizzata nei primi anni di diffusione di questi strumenti, stanze oggi convertite in topic (argomenti) nei forum.

Mi soffermo a questo punto per individuare l’ambiente web in cui gli utenti hanno la possibilità di connettersi e comunicare fra loro e, approffittando della celebre affermazione di McLuhan il mezzo è il messaggio“, definisco tali ambienti come “social network”.

Un social network è quindi un ambiente web in cui gli utenti possono connetersi, comunicare e aggiungo io condividere informazioni in modo personale.

Google reader è un social network dato che vi è la possibilità di condividere notizie con altri utenti? Come direbbe il premier ombra sì ma anche no, possiamo condividere notizie ma non possiamo comunicare con le persone con cui siamo connesse quindi no, è principalmente un aggregatore di notizie.

Facebook, Myspace, Orkut, LinkedIn invece hanno tutti in comune le funzioni fondamentali di comunicazione e interconnessione fra utenti, questi si possono felicemente definire Social Network.

Nulla di nuovo, già tutti definivano questi siti come social network, ritengo però sia fondamentale capire il perchè di questa definizione per poter andare avanti e riconoscere eventuali nuovi social network presenti in rete.

Sapreste indicarmi secondo i criteri individuati quali altri social network sono stati creati e gestiti in Italia?

Nel prossimo post continuerò con l’analisi riportando la mia esperienza diretta all’interno di WikiSAP.it

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Il video più lungo (o di come la tv non sa più come reagire)

by Lorenzo Viscanti on October 31st, 2008

Come avrete letto, alcuni giorni fa Youtube ha rilasciato un sistema che permette agli utenti di inserire link più precisi ai video, tenendo in considerazione l’istante in cui deve cominciare la riproduzione delle immagini.

Questa funzionalità non sembra portare grandi novità all’interno del panorama del video online, ma invece è testimonianza di un cambiamento che sta avvenendo in questo settore.

La diffusione del video su internet è ancora in rapida crescita, verso il 2012 avrà praticamente raggiunto la televisione, esaurendo la sua espansione. In questo cammino le modalità di fruizione del video cambieranno ad una velocità altrettanto rapida.

La prima caratteristica dei video consumati attraverso la Rete è la brevità: già il modello a hyperlink del web favorisce il passaggio rapido da un contenuto all’altro, e il video si è diffuso seguendo questo pattern. Contenuti brevi, consumati in rapida sequenza, muovendosi anche grazie alle funzionalità related search offerte dai siti; la banda ancora limitata è probabilmente un altra ragione della brevità dei contenuti video.

In questi giorni compie un anno hulu.com, il sito di Nbc-Fox che mette online a disposizione (degli utenti US o di coloro che hanno imparato qualche trucchetto) una library enorme di contenuti televisivi; il mese di settembre è stato trionfale per hulu, che si posiziona saldamente al sesto posto nella clasifica dei siti video.

I contenuti messi a disposizione da hulu presentano però una differenza sostanziale con quanto troviamo su youtube: la durata, appunto. Se teniamo conto di questo fattore dobbiamo riconsiderare la classifica, giudicando eccezionale il successo di hulu (in termini di tempo speso sul sito, una metrica fondamentale dell’economia dell’attenzione).

Proprio partendo dal successo di hulu cominciano a diffondersi sulla Rete video di durata maggiore: in un anno i video pubblicati su blip.tv sono passati da una durata media compresa tra i tre e i cinque minuti a circa sei. Anche i giornali online hanno cominciato a pubblicare mini-documentari, con una durata compresa tra i tre e i sette minuti nel caso del Wall Street Journal.

Impensabile fino a pochi mesi fa per quella che era considerata la durata media della capacità di attenzione davanti alla Rete. Vedere un video seduti alla scrivania è indubbiamente meno invitante che vederlo comodamente seduti sul divano di fronte ad un grande schermo, dove si gode di una qualità delle immagini ancora nettamente superiore.

Proprio la nuova feature di Youtube ci permette di capire che il comportamento dell’utente, da un lato più propenso ad una maggior durata, è ancora legato ad una navigazione veloce tra i contenuti, saltando da un video all’altro, con l’aiuto delle ricche interfacce dei siti.

Come la televisione forza l’utente a consumare completamente i contenuti (limitati nei telegiornali a poche decine di secondi per evitare una perdita di ritmo eccessiva – e il conseguente zapping), così il video online è più simile ad un giornale stampato: è chi legge che decide quanto spingersi avanti, a seconda dell’interesse suscitato in lui. In ogni caso il passaggio ad un nuovo contenuto non è una continuazione dell’esperienza, senza rappresentare un tasso di abbandono.

Su un assunto apposto si basa il modello dell’interruption marketing, alla base della pubblicità televisiva, che non può prescindere da un flusso monolitico di contenuti.

Se ne avessimo ancora bisogno, questa è l’ennesima prova della difficoltà in cu si trova il broadcaster per eccellenza del ventesimo secolo, la televisione.

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